La sabbiatura del legno è particolarmente efficace quando bisogna recuperare travi, travicelli e vecchi soffitti coperti da vernici, calce, sporco o residui di cantiere. Se eseguita correttamente, permette di riportare alla luce il legno e prepararlo bene per i trattamenti successivi.
Il rischio principale è una lavorazione troppo aggressiva: pressione elevata, abrasivo troppo grosso o permanenza eccessiva sullo stesso punto possono scavare il legno, soprattutto se antico, tarlato o particolarmente tenero.
Cosa si può rimuovere con la sabbiatura del legno
Nei lavori di restauro incontriamo soprattutto castagno, abete, cipresso, rovere e larice. Il castagno è il più frequente, seguito dall’abete.
La sabbiatura viene utilizzata principalmente per rimuovere:
- vecchie vernici;
- sporco accumulato;
- calce;
- residui di intonaco e di cantiere;
- annerimenti superficiali;
- parte della fuliggine.
Non tutti i rivestimenti, però, reagiscono nello stesso modo.
Un caso particolarmente impegnativo è quello delle travi verniciate con cementite. La sabbiatura può rimuoverla, ma richiede molto più tempo e non sempre permette di ottenere una superficie perfettamente uniforme.
Lo stesso vale per la fuliggine. La lavorazione riesce generalmente a schiarire il legno, ma se l’annerimento è penetrato in profondità non è realistico aspettarsi che scompaia completamente.
Per questo il risultato va valutato in base allo stato iniziale della superficie, non soltanto alla potenza della macchina utilizzata.
Quando la sabbiatura può rovinare il legno
Il legno può essere danneggiato quando la sabbiatura viene eseguita con parametri troppo aggressivi.
I tre fattori principali sono:
Pressione troppo alta.
Aumentare la pressione accelera l’asportazione, ma aumenta anche il rischio di incidere eccessivamente la superficie.
Abrasivo troppo grosso.
Sul legno è preferibile lavorare con abrasivi fini, proprio per mantenere maggiore controllo sulla superficie.
Tempo eccessivo sullo stesso punto.
Anche una corretta regolazione può diventare aggressiva se l’operatore insiste troppo a lungo sulla stessa zona.
Serve particolare attenzione sulle travi antiche che in passato sono state attaccate dai tarli. Il legno può essere indebolito dalle gallerie interne e alcune parti superficiali possono risultare molto più fragili.
Questo problema si incontra soprattutto su vecchi elementi in abete.
La sabbiatura, quindi, non deve essere interpretata come un trattamento da eseguire sempre alla massima potenza. Il risultato dipende dalla capacità di adattare la lavorazione al legno che si ha davanti.
Dopo il trattamento la superficie tende normalmente a risultare più chiara, pulita e con un effetto più antico, con la venatura maggiormente visibile.
